Sette note per rigenerare lo spirito


«Suonala Sam. Suona la nostra canzone…». Una delle scene più famose del film Casablanca, forse non sarebbe ricordata da milioni di persone se a sottolineare la nostalgia, la disperazione e l’amore che attanagliava i protagonisti della pellicola non ci fosse stata As time goes by, la canzone che ha fatto sognare più di una generazione.
Come per Ilsa e Rick, la musica ci accompagna nella quotidianità, sottolinea momenti importanti, ne imprime altri nella memoria. A ben vedere, ognuno di noi è in possesso della “colonna sonora della propria vita”; è sufficiente un ritornello ed improvvisamente l’evento legato a quella canzone riemerge nella nostra mente: il giorno della laurea, la nascita di un figlio, il primo bacio, l’inizio di un amore. Ogni coppia ha la propria “canzone”, quasi che una melodia abbia il potere di cementare l’unione più dell’amore stesso.
La musica è un linguaggio universale: accomuna, distingue, identifica. Ogni Nazione ha un inno che la rappresenta, il suono della fanfara è abbinato alla corsa dei bersaglieri, i militanti dei partiti politici hanno una canzone che rafforza il loro senso d’appartenenza. Nelle cerimonie religiose il canto sottolinea i momenti di vicinanza a Dio, e non sarebbe una festa di compleanno se amici e parenti non cantassero “Tanti auguri a te!” a squarciagola.
Comunicare attraverso la musica si può. Gli spirituals permettevano agli schiavi afro-americani di gridare il loro dolore; il fado è memoria di emigrazione e di separazione, e se si vuole far conoscere al mondo i propri sentimenti amorosi è sufficiente una serenata sotto il balcone della ragazza di cui si è innamorati.

 

La musica rispecchia e accompagna le nostre emozioni e i nostri stati d’animo. E’ una interpretazione del tutto personale di un insieme di note e pause.

Niels Henrik Abel

Oggi, medici e psicologi sono concordi nel riconoscere che esiste una relazione tra emozioni, benessere psico-fisico e musica. Le emozioni che non vengono manifestate alimentano lo stress, e quando lo stress viene reiterato e prolungato oltre la soglia di resistenza si determina un abbattimento delle difese naturali dell’organismo, le parti deboli diventano vulnerabili e quindi facilmente attaccabili dalle malattie. In questo quadro la musica, permettendo alle emozioni di esprimersi e quindi liberarsi, può esercitare un’azione lenitiva dello stress dissipando le tensioni e incidendo positivamente sia sulla psiche che sul fisico.

«Una tristezza così non la sentivo da mai/ ma poi la banda arrivò e allora tutto passò…» cantava Mina, e mentre infondeva il buonumore a chi l’ascoltava sintetizzava una delle teorie su cui si basa la musicoterapia, la disciplina che, attraverso la sperimentazione scientifica, ha dimostrato come la musica possa contribuire al benessere della persona migliorandone la qualità della vita, e che vede la sua applicazione anche in quadri clinici complessi come pazienti in coma, malati terminali, persone affette da disturbi psichiatrici e in quelle colpite dal morbo di Alzhaimer.

«Quando la banda passò nel cielo il sole spuntò…». Già, ma se se la giornata è andata storta e non abbiamo una banda a portata di mano, come si fa a riacquistare il buonumore? Gli studiosi ci suggeriscono che se si desidera modificare il proprio stato emotivo si può iniziare con lo scegliere una musica che si avvicina ai nostri sentimenti iniziali, e poi proseguire scegliendo canzoni che ci portano a vivere emozioni diametralmente opposte. In questo modo potremo gradualmente trasformare il nostro stato d’animo negativo in uno positivo.
Ma ascoltare musica non incide soltanto sull’umore e sulle funzioni immunitarie, aumenta anche la produttività (se c’è della musica di sottofondo si lavora meglio, persino le mucche fanno più latte!), stimola la digestione (le catene di fast food, per esempio, utilizzano musiche con ritmi intensi così da incoraggiare i clienti a consumare i pasti in fretta), aumenta la resistenza fisica (ne è testimonianza il fiorire dei corsi musicali nelle palestre), migliora le prestazioni sportive, accresce il livello di endorfine (che diminuiscono il dolore e aumentano il piacere), stimola il romanticismo e la sessualità, migliora la qualità del sonno, produce un senso di sicurezza.

Sono state riscontrate anche reazioni a livello fisico, basate sul tipo di musica ascoltata: più veloce è il ritmo maggiore è il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione; se il ritmo è lento le reazioni dell’organismo sono opposte. Tali risposte erano note sin dall’antichità, tanto che Pitagora (filosofo e matematico greco) era solito iniziare la giornata con i suoi discepoli suonando musiche allegre e stimolanti, mentre la sera liberava le loro menti dalle preoccupazioni e dalle fatiche facendo ascoltare melodie rilassanti e concilianti un sonno ristoratore.
Se si desidera migliorare la creatività, l’apprendimento, la concentrazione e l’attenzione allora bisogna attingere a piene mani alle musiche di Mozart, in particolare alla Sonata per 2 pianoforti in Do maggiore K448. Il dottor Frances H. Rauscher, dell’Università della California, scoprì che dieci minuti di ascolto di quella musica erano sufficienti ad innalzare temporaneamente di 8-10 punti il quoziente intellettivo degli studenti sottoposti all’esperimento. Il cosiddetto “effetto Mozart”, i cui benefici si sono riscontrati anche in pazienti con crisi epilettiche o in stato di coma, aiuterebbe i circuiti neuronali a organizzarsi meglio rafforzando i processi creativi, favorendo la concentrazione e l’intuizione.

 

Io metto insieme le note che si amano

Wolfgang Amadeus Mozart

In ogni caso sono i suoni ad alta frequenza ad attivare maggiormente il nostro cervello e a regalare quella che viene definita la “vitamina C” cerebrale. Se si desidera dare una sferzata di vitalità ai neuroni, basta posizionarsi per qualche minuto davanti allo stereo, orientare l’orecchio destro verso gli altoparlanti, abbassare il volume dei bassi, alzare gli acuti e ascoltare la musica; quella compresa tra i 200 e gli 800 hertz fornisce la carica maggiore.

E’ bene sapere anche che i canti gregoriani, stimolano la meditazione e riducono lo stress; la musica barocca (Bach, Handel, Vivaldi) favorisce lo studio ed il lavoro; Mozart e Haydn migliorano la concentrazione. Naturalmente più si ricorre al genere di musica che più si ama, maggiori saranno i risultati positivi ottenuti.

Appurato che l’ascolto regolare della musica può essere un modo efficace e divertente per tenersi in forma, c’è un altro fattore da non trascurare: la musicoterapia, basandosi su meccanismi psicologici, è immune da controindicazioni e da effetti collaterali tipici dei farmaci. Insomma è sufficiente una radio, qualche cd, o meglio ancora, realizzare una personale compilation di brani preferiti per rigenerare il corpo e lo spirito. E se poi ci mettiamo a canticchiare, anche se stonati, tanto meglio.

Staremo meglio più in fretta!

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