Ischia, Procida, Capri: le perle del Golfo di Napoli


Adagiate in un mare cristallino e trasparente, Ischia, Procida e Capri sono quanto di più bello possa aver creato la natura. Dalle proprietà terapeutiche delle acque termali di Ischia, conosciute in tutto il mondo, ai Faraglioni di Capri, che hanno fatto innamorare gli imperatori romani, passando per Procida, una delizia multicolore, circondata d’azzurro.

«Ischia è un’isola nuda e pietrosa che ricorda la Grecia o la costa africana. Ci sono molti alberi di aranci e di limoni e su per i fianchi delle colline si vedono filari di viti. Infatti il vino d’Ischia è famoso ed è qui che fanno il Lacrima Christi. (…) Un giorno, mentre camminavamo tra le rocce, trovammo un papavero, poi un altro e un altro ancora: crescevano uno qui e uno là in mezzo alla pietra arcigna e grigia. Così, per voler cogliere i papaveri, ci trovammo tutto a un tratto di fronte ad una spiaggetta nascosta in mezzo alle rocce e l’acqua in quel punto era così limpida che potevamo scorgere anche la vegetazione subacquea e i pesci che si muovevano con movimenti bruschi e decisi. Non molto lontano dalla riva vedemmo degli scogli piatti e levigati che sembravano zatteroni natanti e noi andammo da uno all’altro sguazzando nell’acqua e poi sdraiandoci al sole. (…) Su uno di quei massi enormi il mare aveva scavato un sedile dove noi ci sedemmo felici, lasciando che le onde ci venissero addosso e ci scavalcassero».
L’autore di questo brano che racconta tutta la bellezza dell’isola di Ischia immersa nella natura selvaggia, è Truman Capote che, a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, trascorse qui quattro mesi descritti nel reportage, L’isola senza tempo, pubblicato sull’Europeo del 2 luglio 1950.
Ma Truman Capote non fu l’unico scrittore ad essere colpito dalla bellezza di Ischia.

Ischia, l’isola dai cento nomi

Con una superficie di 46 Kmq e 34 chilometri di coste, l’Isola di Ischia è la più grande tra quelle del Golfo di Napoli. Il territorio è suddiviso in sei comuni: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano.
Fin dall’antichità, di quest’isola meravigliosa ne parlarono poeti, storici e cantori, pur indicandola con nomi diversi: per Omero fu “Arime”, così chiamata nel secondo libro dell’Iliade, per Virgilio, nell’Eneide, prese il nome di “Inarime” mentre Plinio, Strabone e Ovidio la denominarono “Pithecusa” o “Aenaria”, perché considerata luogo in cui si rifugiò Enea.
Fu solo nell’813 che, in una lettera inviata da Papa Leone III a Carlo Magno, si fece per la prima volta il nome di “Iscla Maior” che presto diventò l’Isola di Ischia.
Ma quale che sia il nome, l’isola racchiude in sé ciò che di più bello la natura crea: spiagge ampie e sabbiose che si alternano ad angoli raccolti e nascosti alla curiosità dei più; pinete rigogliose, che d’estate regalano frescura nelle lunghe giornate assolate; colline che rendono il territorio capriccioso e mai uguale a se stesso; un mare cristallino che fa innamorare al primo sguardo.
Il tutto “condito” da testimonianze storiche che ti catapultano indietro di secoli, come la Basilica di Santa Restituta a Lacco Ameno, presso la quale sono stati rinvenuti reperti paleocristiani, o il Castello Aragonese di Ischia Ponte, che troneggia in mezzo al mare, ed è collegato alla terraferma da una strada che sembra un laccio sottile, teso per non perdere un bene prezioso.
Da non dimenticare che Ischia è considerata la capitale del benessere. Il patrimonio termale dell’isola, infatti, è tra i più estesi al mondo: 69 gruppi fumarolici, 29 bacini termalii, 103 sorgenti.
Per i Greci le acque di Ischia avevano poteri soprannaturali, perché aiutavano a guarire dalle ferite di guerra; i Romani le consideravano un’opportunità di benessere per il corpo e lo spirito.
Anche Garibaldi, per la sua ferita alla gamba, cercò sollievo nelle acque termali di Ischia, considerate un ottimo sistema terapeutico di diverse patologie.

Ma il nome di Ischia è indissolubilmente legato anche ad altre due isole che insieme ad essa costituiscono le “perle del Golfo di Napoli”: Procida e Capri.

Procida, “L’Isola di Arturo”

Procida è la più piccola fra le tre, ma risplende come un raro gioiello che rimanda un caleidoscopio di colori quando viene colpito dai raggi del sole.
Sdraiata in mezzo al mare, come fosse uno scomposto gigante addormentato, Procida ha la baia punteggiata da decine di case multicolore che la vestono di festa e di gioia.
In cima alla parte più alta dell’isola, a Terra Murata, si arrocca il castello fatto costruire dagli Avalos per difendere gli antichi abitanti dalle incursioni di pirati e saraceni. Poco lontano da Procida, collegato da un ponte pedonale, si stende l’isolotto disabitato di Vivara, una riserva naturale dalla caratteristica forma a mezzaluna, che pare abbracciare lo specchio d’acqua antistante per trattenerne la bellezza.
Questi luoghi furono scelti da Elsa Morante come sfondo del romanzo, L’Isola di Arturo, che valse alla scrittrice il Premio Strega.
Procida, fece anche da sfondo al set de Il postino, con Massimo Troisi.

Capri, la più amata dagli imperatori romani

Capri, chic e modaiola, racchiude nella sua “Piazzetta” il cuore pulsante del mondo.
Qui ci si incontra, si fa amicizia e ci si lascia, si intrecciano destini, rapporti fugaci, si sperimentano vite effimere, degne di essere vissute lo spazio di un’estate.
Il mare, di un blu così intenso da sembrare creato appositamente per l’occasione, è sovrastato da un cielo azzurro, raramente striato da nuvole capricciose.
E i Faraglioni, emblema dell’isola, spuntano dall’acqua come fossero guardiani arcigni, quasi a temere che qualcuno possa trafugare tanta meraviglia.
Il fascino di Capri ha vita lontana, tanto che l’imperatore romano Tiberio fece costruire sull’isola 12 ville, la più famosa delle quali è villa Jovis, 7.000 metri quadrati stesi su di un promontorio, a saziarsi di un panorama senza fine.
Da non perdere la famosa Grotta azzurra, una cavità naturale scavata nella roccia, lunga 60 metri e larga 25, con un’apertura di circa un metro d’altezza. Pare che gli imperatori romani, in particolare Tiberio, la utilizzassero come loro “piscina privata”.

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