«Stava scendendo di nuovo la notte; il sole si era appena immerso nel mare ed era risorto, rosso, rinfrescato, come se fosse stato giù a bere. Mi sentivo più strano in quelle notti di quanto chiunque possa immaginare …».
La descrizione del rapido tuffo nel mare di un sole rosso, vivido e brillante, apparentemente inebriato dall’acqua fresca del mare, ci è stato regalato dalla penna di Knut Hamsun, lo scrittore norvegese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1920, che nel suo libro Pan, così descrisse il tramonto della nostra stella seguito dal suo sorgere quasi immediato, come se un folletto dispettoso avesse cancellato con una gomma magica la notte stellata che separa i giorni, gli uni dagli altri.
Ma anche se sappiamo che non esistono folletti e magie, quando si assiste allo spettacolo del sole di mezzanotte, non si può fare a meno di pensare che sicuramente qualche cosa di magico sta accadendo in quelle terre baciate da una luce continua, che le avvolge in un abbraccio dorato, mentre il sole resta sospeso lassù, quasi incapace di andare a dormire, rapito anch’esso da tanta bellezza.
Il sole di mezzanotte è il fenomeno che, in estate, caratterizza le terre che si trovano all’interno del Circolo Polare Artico, ed è pertanto visibile dalla Russia, dal Canada, dall’Alaska, dalla Groenlandia, dall’Islanda e dalla Norvegia. Ma è solo in quest’ultima terra che la bellezza del fenomeno tocca la punta più alta, come se la natura allestisse uno spettacolo speciale in cui una luce calda, avvolge ogni cosa per tutto il giorno, senza mai stancarsi. Una meraviglia che Giuseppe Acerbi descrisse mirabilmente nel suo Viaggio al Capo Nord del 1802: «Il sole di settentrione che a mezzanotte fa capolino all’orizzonte e l’oceano infinito che pare lambire il firmamento dipingono lo sfondo di quel quadro sublime che l’ignaro spettatore si trova dinanzi».

Le Lofoten, uno spettacolo della natura

La Norvegia, terra di troll e di elfi, di fiordi profondi e di paesaggi incontaminati, si adagia al di là del Circolo Polare Artico come per catturare tutta la bellezza di quelle terre selvagge. Tra di esse un posto particolare lo occupano le Lofoten, un arcipelago che sembra testimoniare il lavoro paziente che venti, acque, e ghiacci hanno svolto in milioni di anni.
Le Lofoten si trovano a circa 200 chilometri oltre il Circolo Polare Artico e sono composte da una manciata di isole: Moskenesøy, Flakstadøy, Vestvågøy, Gimsøy e Austvågøy. Il loro paesaggio, composto da alte montagne e fiordi spettacolari è punteggiato da piccoli villaggi di pescatori realizzati con le rorbu, le tipiche case rosse, nelle quali si può anche soggiornare se si desidera condividere con gli abitanti, le bellezze del luogo.

Capo Nord, lassù dove finisce il mondo

Un po’ più lontano delle Lofoten, Capo Nord, a circa 600 chilometri oltre il Circolo Polare Artico, rappresenta la parte più settentrionale del Vecchio Continente, il punto dove, per l’immaginario collettivo, finisce il mondo. Al di là di esso solo l’immensità della natura.
In realtà, il luogo più settentrionale della Norvegia, anche se di poco, è Knivskjellodden che si trova non lontano da Capo Nord, ma è da quest’ultimo che si può abbracciare “l’infinito”.
Oggi Capo Nord è raggiungibile comodamente con una strada asfaltata, ma immaginiamo come possa essere apparso all’esploratore inglese Richard Chancellor e ai suoi compagni, quando, nel 1553, alla ricerca del passaggio a Nord-Est, si trovarono al cospetto di questa maestosa scogliera che si erge a 307 metri sull’Artico, nel punto dove le acque di questo oceano si incontrano con quelle dell’Atlantico.
Dall’altopiano di Capo Nord, d’estate si possono ammirare il mare ed il cielo che si fondono con un’infinità di sfumature e dove d’inverno si può assistere ad un altro fenomeno della natura, l’aurora boreale.
Oggi i turisti che ogni anno visitano Capo Nord sono circa 200mila.
A cento anni dalla scoperta di questo luogo meraviglioso, solo una persona si avventurò su questa terra: fu Francesco Negri, che ci arrivò nel 1664, dopo un viaggio a piedi di due anni. Nel suo Diario di Viaggio, scrisse: «Eccomi ora sul promontorio di Capo Nord, il punto più estremo del Finnmark. Potrei anche dire che qui è la fine del mondo dato che nessun punto più a nord è abitato da persone. Qui alla fine del mondo finisce la mia curiosità, tornerò in Danimarca e – se Dio vuole – tornerò nella mia terra d’origine».

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